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La Sentenza:

L'ottemperanza tutela il cittadino

La Sentenza

Ma per la compensazione si deve attendere la riforma 

Il nuovo processo tributario offre due diverse vie per ottenere l'ottemperanza (cioè l'esecuzione) a una sentenza definitiva che abbia condannato l'amministrazione finanziaria al rimborso di imposte. Tralasciando per il momento quella prevista dall'art. 69 del decreto legislativo n. 546/92 che ha come presupposto la condanna dell'Ufficio al rimborso, commenteremo oggi la seconda via, quella del giudizio di ottemperanza.In materia tributaria, questo istituto è previsto dall'art. 70 del citato decreto legislativo. Esso ha per oggetto l'esecuzione degli obblighi espressamente sanciti da una sentenza di condanna dell'Ufficio, passata in giudicato perché non tempestivamente impugnata.Questa disposizione è stata introdotta dalla legge di riforma del contenzioso - regolatrice di tutte le norme nell'ambito del giudizio tributario – allo scopo di dare maggiore tutela al contribuente nei casi di inadempienza da parte dell'amministrazione finanziaria, cioè quando quest'ultima non paga le somme stabilite.  In altre parole, il giudizio di ottemperanza, quale strumento di legalità, mira a garantire l'osservanza della legge secondo quanto stabilito dalla sentenza favorevole per il contribuente. Sottolineiamo inoltre che,  nonostante le sentenze  giurisprudenziali  concordino  all'acco-glimento della richiesta del giudizio di ottemperanza, una modifica della norma è auspicabile, con l'obbiettivo di semplificare l'aspetto procedurale in questione. La riforma dovrebbe cioè consentire al contribuente, vittorioso in giudizio, di compensare il credito, divenuto certo ed esigibile, in occasione del primo versamento d'imposta a favore dell'Erario.Questa riforma inoltre toglierebbe di mezzo una comprensibile difficoltà. Non è semplice infatti per il contribuente agire senza timore nei confronti dell'Ufficio finanziario, dove tra l'altro non è facile trovare del denaro in cassa o altri crediti pignorabili per legittimare l'espropriazione dei beni mobili. La riforma, invece, da un lato consentirebbe di utilizzare tempestivamente il rimborso delle imposte senza ricorrere, come avviene in numerosi casi, alla banca per ottenere a debito la relativa liquidità e dall'altro eviterebbe di ripetere la procedura con tutte le incombenze di rito.