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Un ruolo per i curatori fallimentari

l'ufficializzazione dei tecnici garantirebbe più professionalità - Il parere di Biagio Meli, presidente della sezione procedure concorsuali del Tribunale di Milano

22 luglio 1999, Italia Oggi

22 luglio 1999, Italia Oggi

Un ruolo per i curatori fallimentari

L'ufficializzazione dei tecnici garantirebbe più professionalità

Il parere di Biagio Meli, presidente della sezione procedure concorsuali del comune di Milano

 

Presidente, da qualche tempo le voci di un suo trasferimento sono sempre più insistenti, cosa ci può dire a riguardo?

Per il momento io sono qui, al mio posto. E’ comunque fisiologico nella carriera di un magistrato passare da una funzione all’altra, dopo un congruo lasso di tempo, per ragioni sia di "promozione" sia di arricchimento di esperienza.

 

Cosa ci si aspetta da un curatore fallimentare?

A mio parere, i curatori devono essere come gli arbitri nelle competizioni sportive:

più sono bravi e meno si notano, pur essendo presenti in ogni spazio, in ogni momento, in ogni occasione. Le loro qualità sostanziali? La rapidità e propositività nelle funzioni di gestione; l ‘aggiornamento continuo in campo legislativo e giurisprudenziale; la disponibilità; la passione nel proprio ruolo, a prescindere dalla "importanza" del fallimento.

 

In quali occasioni il giudice può intuire le capacità del curatore?

In tutta la gestione del fallimento, ma i "punti caldi" sono la verifica dei crediti e la relazione ex art. 33. Quest’ultima, in particolare, assume maggiore rilevanza nella valutazione del curatore in quanto non solo illustra al giudice il lavoro svolto dal curatore, ma anche la qualità e l’impegno profuso. Consiglio di far sì che le relazioni siano il più chiare e dettagliate possibili, con particolare riferimento alle responsabilità civili e penali; ai contatti con il PM; allo stato delle cause instaurate e instaurande, soprattutto di natura revocatoria.

 

Sarebbe possibile avere per i curatori un luogo dove poter fare delle fotocopie ed organizzare le carte?

La risposta è semplice: se, come dovrebbe accadere prima o poi secondo le ultime proposte tabellari, mi assegnassero un nuovo giudice, non saprei dove collocarlo. La situazione spazio è drammatica, consideri che per alcuni fallimenti ancora aperti i "faldoni" sono in archivio e che abbiamo fatto erigere pareti "provvisorie" lungo i corridoi per poter ricavare spazi. Anche questi sono già completamente sfruttati. In queste condizioni è impossibile addirittura pensare ad una "sala curatori" pur auspicabile per intuibili motivi non solo di "comodità", ma di miglioramento della qualità del lavoro. 

 

Che giudizio esprime sulla categoria dei ragionieri commercialisti quali curatori fallimentari?

Per noi non esistono le categorie. I professionisti che lavorano nella sezione fallimentare hanno tutti pari dignità e si distinguono ovviamente soltanto per l’esperienza, l’organizzazione, le capacità gestionali, l’approfondimento nei vari campi del diritto.

 

Come si tiene conto di tali qualità nell’assegnazione degli incarichi.?

Per ogni professionista viene predeterminato il tipo di procedura di cui è meritevole.

Ciò, in linea di massima, sulla base dell’entità dell’attivo desumibile dagli atti. Le riunioni plenarie e periodiche di tutti i magistrati della sezione consentono di "saggiare" la maturità raggiunta da ciascuno, tale da consentirgli, per il futuro, l’assegnazione di procedure più complesse. Naturalmente, chi non ha dimostrato di meritare la fiducia accordatagli viene escluso dalle nomine. A volte, però, l’esclusione (non necessariamente definitiva) può essere determinata da ragioni non "di merito negativo", ma ad esempio puramente organizzative, stante il rilevante numero di aspiranti-curatori in attesa.

 

Passando agli aspetti procedurali e legislativi della normativa fallimentare, quale potrebbe essere una concreta modifica all’attuale disciplina che consentirebbe lo snellimento delle funzioni e l’accorciamento dei tempi della procedura?

Il legislatore del ‘42 è stato molto abile e ci ha fornito una normativa la cui praticabilità attuale, nell’odierno assetto socio-economico, è sinonimo di assoluta avvedutezza e lungimiranza.

Certo è che alcuni aspetti squisitamente procedurali non sono più leggibili in chiave "moderna", ma vanno chiaramente aggiornati ed interpretati.

Una maggiore autonomia di gestione per il curatore, attraverso un forte ridimensionamento del regime delle autorizzazioni e una responsabilizzazione più estesa di questo fondamentale organo del concorso porterebbe altresì ad un proficuo snellimento delle procedure, lasciando al giudice delegato ed al tribunale solo compiti di controllo e vigilanza. In questo quadro, dovrebbe, ad esempio, scomparire il, per così dire, offensivo disposto dell’art. 34 L.F. (deposito delle somme entro cinque giorni dalla riscossione, pena la revoca automatica).

Qualcosa si muove anche nella direzione dell’alleggerimento del lavoro delle Cancellerie; si pensi ad esempio alla possibilità di demandare ad un notaio la gestione delle vendite nella esecuzione forzata e quindi anche delle vendite fallimentari.

Pur riguardando le sole vendite con incanto, la "novella" di cui alla L. 302/98 risulta altamente positiva, allineandosi a quanto già si verifica nella attuale prassi milanese, dove il notaio viene incaricato di effettuare le visure ipocatastali, stanti i tempi lunghissimi degli uffici pubblici.

 

E’ favorevole quindi alla riforma del codice di rito, voluta nell’indirizzo del ricorso al giudizio monocratico?

Non sono affatto convinto che l’abolizione del "collegio" rappresenti il toccasana per la soluzione dei grossi problemi della giustizia. Anzi la rinuncia alla camera di consiglio può costare sulla comunità in termini di controllo, di scambio di esperienze e culture, di verifiche incrociate. Tale costo non mi sembra positivamente controbilanciato da un certo innegabile guadagno di tempo, determinato dalla concentrazione in un unico soggetto.

 

Credo di attrarre la curiosità di più colleghi curatori chiedendoLe, in ultimo, se è favorevole alla reintroduzione del ruolo degli amministratori giudiziari?

La richiesta di professionisti sempre più qualificati per la, non facile, gestione del fallimento e la veste di un curatore con maggiori poteri, potrebbe comportare il favore per l’ufficialità degli amministratori giudiziari, ai quali, d’altra parte, sarebbe garantito comunque il diritto al compenso, anche in caso di procedure infruttuose.

La categoria dei revisori contabili costituisce un esempio significativo del come l’ufficializzazione di determinati ruoli tecnici possa garantire nel tempo un contributo di professionalità nello svolgimento di compiti complessi e di responsabilità verso terzi.